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giovedì, 12 giugno 2008

postato da: accalarenzia alle ore 14:14 | link | commenti (4)
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lunedì, 31 marzo 2008

postato da: accalarenzia alle ore 16:04 | link | commenti
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giovedì, 06 marzo 2008

Non so se avete presente quelli che guardano da un'altra parte quando parlano con voi. Fanno una domanda e invece di seguire anche con lo sguardo quello che dite, iniziano a perlustrare l'orizzonte per cercare, chissà, altri interlocutori. Mi ricordo che da piccolo mi innervosiva un giornalista sportivo che faceva così alla fine della tappa del giro d'Italia. Bloccava un ciclista, gli faceva la domanda e poi invece di ascoltarlo si metteva a cercare in giro con gli occhi un'altro girino da intervistare. Terribile. Ultimamente ho notato lo stesso attaggiamento in un parlamentare e in un assessore. Rispettivamente in quota PD e in quota Sinistra Arcobaleno. Al posto del ciclista c'ero io. Per ora mi sono trattenuto. La prossima volta li mando a cacare. Per la cronaca il giornalista del giro era Giorgio Martino. O sono io che ho così bisogno di attenzioni?
postato da: accalarenzia alle ore 10:20 | link | commenti (2)
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giovedì, 21 febbraio 2008

IL CASO 180
Caro direttore, concordo con chi sul suo giornale ha sollevato la questione della “intoccabilità” della legge 180. La cosiddetta legge Basaglia, a trent’anni dalla sua approvazione, rischia oggi di rimanere soltanto un manifesto dell’impotenza di certa psichiatria a pensare una cura per la guarigione e di perpetuare una sorta di negazione della malattia mentale. Di fatto, sono stati chiusi giustamente i manicomi, ma da allora la ricerca psichiatrica ufficiale, quando non si è fermata del tutto, non è che abbia fatto molti passi in avanti. In compenso sono cresciuti la produzione, la prescrizione e l’uso degli psicofarmaci e del paziente psichiatrico, quasi non ci fosse differenza tra un genitore e un medico, devono prendersi cura sostanzialmente i parenti… o i giudici, nei casi che arrivano alla cronaca nera. Dietro tutto questo c’è l’idea, disonesta e ipocrita, che siamo tutti un po’ matti, sin da quando veniamo al mondo. Per fortuna, ci sono anche eminenti psichiatri e psicoterapeuti che non credono al “peccato originale” di una malattia senza speranza, ma pensano anzi che sia possibile un ritorno alla sanità della nascita.
Paolo Izzo www.paoloizzo.net 

Lettera pubblicata il 20/2/2008 su Il Riformista

Fonte: http://ladro.splinder.com/

postato da: accalarenzia alle ore 18:15 | link | commenti
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martedì, 19 febbraio 2008

L'aborto non è un crimine PDF Stampa E-mail



Image• ELENA CANALI–
Leggo le tante voci delle donne della sinistra che reagiscono agli attacchi di Ferrara, della destra e del Vaticano e due aspetti mi colpiscono: si parla sempre di “libertà della donna”, ma non si argomenta sul tema che dovrebbe essere portante e, cioè, che non c’è omicidio nell’aborto, perché non c’è “persona” nell’ovulo fecondato. Infatti nessuno si sogna di fare il funerale all’assorbente, o tampax che sia, seppure spesso non si può escludere che la mestruazione che defluisce non sia un ovulo fecondato che non è riuscito ad impiantarsi.
Ovviamente non c’è libertà di fronte ad un omicidio, ed è importante dire e spiegare a tutti e, in particolare, alle donne stesse, che non è un crimine abortire, perché l’embrione non è un bambino. Tanto più che, come è ormai noto, fino alla 23°/24° settimana, non essendo sviluppata la retina , non c’è possibilità che il feto inizi a vivere fuori dall’utero. Solo quando la retina è formata ed in grado di reagire allo stimolo luminoso, con tale reazione, si attiva il cervello ed istantaneamente inizia la vita psichica e la respirazione; Possiamo notare che prima di tale temine infatti, non si dice “ha perso il bambino”, ma si dice “ha avuto un aborto spontaneo”. Sarò riconoscente a chi vorrà togliere i sensi di colpa alle donne : abortire non è uccidere una vita, spiegatelo, per favore! E’ importante che i politici conoscano questi aspetti e sappiano raccontarli alle donne che vengono confuse e schiacciate dai sensi di colpa.
Il secondo punto che vorrei toccare è il modo di dire “sul corpo delle donne”. “Violenza sul corpo delle donne, legge sul corpo delle donne”, sono diciture strane, infatti se vengo violentata la violenza non è sul mio corpo, ma è proprio su di me ! Non è che il mio corpo è ferito e io invece no, sto come prima! Così come, se un uomo non vuole stare con me, non vuole stare proprio con me, non è che non vuole stare con il mio corpo! Perciò c’è sicuramente qualche cosa che mi sfugge, vorrei fosse superfluo precisare che è l’identità che viene attaccata: se non mi permetti di abortire ne consegue che tu decidi per me, per la mia vita, per i miei progetti futuri, per i miei affetti, e non è che decidi sul mio “corpo”, ma tu ti arroghi il diritto di decidere per me. Eppure a sinistra usiamo dire che una legge è fatta “sul corpo” delle donne. Certo, io sono anche il mio corpo, forse questa dicitura vorrebbe essere un rafforzativo, ma perché, a sinistra c’è questa scissione? C’è qualcosa che mi sfugge, ne vogliamo parlare?

FONTE http://www.rossodisera.info/index.php?option=com_content&task=view&id=1739&Itemid=36

postato da: accalarenzia alle ore 12:08 | link | commenti (1)
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venerdì, 25 gennaio 2008

L'ATTACCO DEL PAPA AI MEZZI DI COMUNICAZIONE

"Occorre chiedersi se sia saggio lasciare che gli strumenti della comunicazione sociale siano asserviti ad un protagonismo indiscriminato o finiscano in balia di chi se ne avvale per manipolare le coscienze". "Non sarebbe piuttosto doveroso - chiede Benedetto XVI - far sì che restino al servizio della persona e del bene comune e favoriscano la formazione etica dell'uomo, nella crescita dell'uomo interiore?". Mentre invece "oggi - denuncia il Pontefice - in modo sempre più marcato, la comunicazione sembra avere talora la pretesa non solo di rappresentare la realtà, ma di determinarla grazie al potere e alla forza di suggestione che possiede". "Si costata, ad esempio - si legge nel messaggio - che su talune vicende i media non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per 'creare' gli eventi stessi.".

SI RENDE QUEST' UOMO CHE IN ITALIA LA PRIMA A UTILIZZARE IN MODO DISTORTO I MEZZI DI COMUNICAZIONE E' LA CHIESA CATTOLICA DI CUI LUI E' IL CAPO? ....... Boh.

postato da: accalarenzia alle ore 08:22 | link | commenti (2)
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mercoledì, 16 gennaio 2008

FUORI DALL'ITALIA!
«IL SAPERE NON HA BISOGNO NÈ DI PADRI NÈ DI PRETI»
NON C'È PIÙ POSTO ALLA "SAPIENZA" PER IL PAPA
Ratzinger costretto a restarsene fra le mura del Vaticano!
Chi da duemila anni opprime tutti con la propria violenza e le proprie menzogne, non sopporta la libera critica e si lamenta d'essere violentato.
E Veltroni - per la serie "dimmi con chi vai" - ha dichiarato: «E' una sconfitta della cultura liberale e di quel principio fondamentale che è il confronto delle idee ed il rispetto delle istituzioni, ogni atteggiamento di intolleranza, come quelli che si sono manifestati in questi giorni verso il Pontefice, fa male alla democrazia e alla libertà». Spudoratamente chiama "intolleranza" la libertà e il coraggio di non chinare il capo e le ginocchia. L'intolleranza millenaria della chiesa, i milioni di vittime della chiesa, non esistono per lui. Ma certamente per noi è finalmente una gran bella giornata!

Un documento dei collettivi di fisica e di scienze qui

FONTE http://segnalazioni.blogspot.com/

postato da: accalarenzia alle ore 15:26 | link | commenti (2)
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sabato, 12 gennaio 2008

La Chiesa (e non solo) equipara l'interruzione di gravidanza all'omicidio
ma è soltanto una guerra moderna per mortificare la soggettività femminile

Moratoria aborto? Un attacco alla famiglia
Enzo Mazzi

«Le pubbliche amministrazioni non devono assecondare gli attacchi contro la famiglia fondata sul matrimonio»: è quanto ha detto ieri mattina Benedetto XVI nel discorso pronunciato in occasione dell'udienza concessa agli amministratori del comune di Roma, della Provincia e della Regione Lazio.

La credibilità delle parole dette si misura sempre sulla coerenza dei fatti. Il papa invita a non assecondare gli attacchi contro la famiglia mentre a sua volta non teme di assecondare e benedire l'orrida pratica repressiva verso la donna implicita nell'accostamento fra pena di morte e aborto.
Annullare la soggettività femminile, negarle fiducia nel momento più alto della propria identità e del proprio ruolo, deprimere il suo senso di responsabilità, considerare nemica della vita la madre costretta ad affrontare il dramma dell'aborto, non è forse un attacco frontale anche alla famiglia? E' distruttiva nei confronti della donna ma anche dei legami familiari la proposta di "moratoria" dell'aborto.
Si vede lontano un miglio che è una trovata furbesca, strumentale e provocatoria, distruttiva verso tutti i legami sociali. Non tende a favorire il dialogo ma a generare scontro. Impedisce qualsiasi confronto costruttivo sul tema dell'aborto, sui percorsi per ridurlo ulteriormente e sulle tecniche che lo rendano più rispettoso dell'integrità fisica e psichica della donna.
Chi ha un minimo di senso critico e anche chi ha una sensibilità educata dal Vangelo come può dialogare con chi bombarda quotidianamente le coscienze delle donne con messaggi terroristici, da tutte le tribune e usando tutti i mezzi fino ad accostare l'aborto alla pena capitale?
Come è possibile considerare interlocutore credibile e affidabile chi esaspera la drammaticità del mistero della procreazione e considera l'aborto peggio della guerra, degli stermini nazisti, delle stragi più sanguinarie, chi espone lapidi ai "bambini non nati" vittime dello sterminio abortista, chi s'intromette nel rapporto simbiotico gestante-embrione, separando il feto dal corpo della madre, contrapponendo due vite in totale simbiosi fino a farle divenire nemiche fra loro, portatrici di interessi personali e vitali opposti, chi obbliga i medici cattolici, gli infermieri e perfino i portantini, a fare obiezione di coscienza contro l'orrendo crimine, e non è solo un'obbligazione morale perché l'obiezione di coscienza è imposta con tutto il peso ricattatorio che ha il potere cattolico, chi demonizza infine tutti i metodi contraccettivi "innaturali" impedendo perfino che se ne parli nelle scuole e invitando i farmacisti a obiettare?
Come il Sabba fu lo strumento inquisitorio della caccia alle streghe così oggi si usa l'aborto per accendere nuovamente i roghi delle donne. Un passo avanti si è fatto: è sparito il rogo fisico. Ci si contenta di riproporre la condanna penale dell'aborto. Ma il risultato culturale e politico è sempre lo stesso: l'annullamento della soggettività femminile come soluzione finale per il dominio moderno sulla natura.
Le persecuzioni delle streghe non furono un fenomeno medievale. Il culmine dei pogrom è tra il 1560 e il 1630, quindi all'inizio dell'epoca moderna. Gli ultimi processi contro le streghe ebbero luogo nel 1775 in Germania, nel 1782 in Svizzera e nel 1793 in Polonia.
Le "streghe" vennero lacerate tra la Chiesa, che voleva tener salda la "fede ormai impallidita" come bastione di resistenza, e la "ragione che stava fiorendo" e che portava al dominio sulla natura. La fede impallidita e la ragione fiorente, in feroce competizione per l'egemonia sul mondo nuovo che stava nascendo, si allearono per togliersi di mezzo la donna, radicale ostacolo alla cultura del dominio. I medici, ad esempio, contribuirono sistematicamente con la loro consulenza specifica al controllo del grado di tollerabilità delle torture delle streghe. Lo fecero per danaro ma anche per strategia politica e di potere.
Il nuovo soggetto "illuminato" doveva costituirsi in opposizione alla natura interiore ed esteriore e non in sintonia con esse. L'immagine magica del mondo, che aveva potuto resistere nei secoli nonostante la cristianizzazione, venne eliminata all'irruzione del periodo manifatturiero, con il trionfo della scienza moderna sulla teologia.
Suo becchino fu però la chiesa, cosa che comportò l'assassinio delle donne, nel senso più vero dell'espressione. La cifra di un milione di roghi non è esagerata. Sia l'umanità medioevale che impallidiva e resisteva sia la "nuova" umanità dell'epoca industrializzata era maschile.
Scrive queste cose, ed è sintomatico, la teologa tedesca Hedwin Meyer Wilmes docente di teologia femminista all'università cattolica di Nimega (Olanda), sulla rivista teologica internazionale Concilium 1/98.
La competizione storica delineata sopra per l'egemonia sulla modernità prosegue oggi. Le modalità sono diverse, ma resta una competizione fra culture maschili che si alleano per togliersi di mezzo l'ostacolo comune e cioè la soggettività femminile.
Mi domando sempre come è possibile che un mondo cattolico centrato sul Vangelo possa ridursi a questo. Trovo una risposta nella mia esperienza di vita. Immaginate un giovane immaturo poco più che ventenne, vissuto ed educato nell'ambiente asettico del seminario, lontano dai problemi della vita, infilato improvvisamente in un confessionale, che si trova a decidere se assolvere o condannare una donna che gli confessa di voler abortire senza recedere o di averlo già fatto senza vero pentimento.
Se assolve la donna condanna se stesso perché gli hanno insegnato che non ci può essere pietà per il peccatore impenitente. Se nega l'assoluzione condanna ugualmente se stesso perché viene a trovarsi in contrasto col Gesù del Vangelo: "chi è senza peccato scagli la prima pietra, nessuno ti ha condannata, nemmeno io ti condanno". Quel prete o viene indotto a intraprendere un cammino di liberazione rispetto al lavaggio del cervello che ha ricevuto in seminario e rispetto alla omologazione teologica e pastorale o si chiude in un intristimento senza speranza che egli tenterà di razionalizzare scaricando il suo senso di colpa e la sua angoscia su chi ritiene, per lo più inconsciamente, la causa delle sue sofferenze, e in primo luogo la donna. Da qui la misoginia del clero ed anche la pedofilia. Mi spiego così, per diretta esperienza e non per sentito dire né per prevenzione ideologica, questo insistere del mondo ecclesiastico sulla colpevolizzazione femminile e questa grave sfiducia verso la donna considerata inaffidabile.
Forse l'esperienza traumatica del pretino immaturo a contatto con i drammi della vita può ritrovarsi anche nelle esperienze dei giovani medici formati al principio della salvezza ad ogni costo della vita in senso astratto con scarsa o nessuna considerazione per la soggettività dei viventi e in particolare per la donna alle prese con la complessità dei problemi procreativi. Evito di addentrarmi. Lo potrebbe fare qualcuno interno alla professione medica. E' una richiesta e un invito. La vita è un valore troppo grande per essere ancora rinchiusa nella gabbia della cultura patriarcale. La liberazione della cultura femminile è essenziale oggi per un superamento delle vecchie prigioni delle anime e dei corpi.

Liberazione 11 gennaio 2008- pag. 2
postato da: accalarenzia alle ore 11:56 | link | commenti
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martedì, 08 gennaio 2008

IL LATTE DI ANTOINE

E così un nuovo anno è iniziato. Ho quasi litigato con la mia ragazza perchè qualcuno le ha chiesto dove eravamo stati a mangiare l'aragosta .......

Ma era un esercizio della fantasia. Io l'aragosta non l'ho quasi neanche mai mangiata. Forse l'ho mangiata una volta e sapeva di ammoniaca e l'ho lasciata tutta lì.

Invece ho rivisto i quattrocento colpi e mi sono nuovamente commosso alla scena dove il piccolo Antoine ruba la bottiglia di latte e se la scola.

La prossima volta cercherò di passare le feste natalizie da fuggittivo come lui ...... verso il mare.

E voi tre lettori del mio blog? Quali scene cinematografiche reputate memorabili?

 

postato da: accalarenzia alle ore 20:47 | link | commenti (1)
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martedì, 02 ottobre 2007

Non devo più farmi largo fra i ghiacci

il calore primaverile ha creato un varco navigabile

Mi merito questa vacanza

Posso stare con lei sulla riva del mare

mentre qualcuno ha preparato per noi

una splendida ARAGOSTA

http://www.ricettedintorni.net/articolo_340/lessare-l%92aragosta.html

postato da: accalarenzia alle ore 22:08 | link | commenti (5)
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