Il 4 novembre del 2004 a seguito della lettura della rubrica di Luigi Cancrini, psichiatra, sull'Unità scrissi sul mio vecchio blog ciò che segue, indignato dalla stupidità di ciò che leggevo da parte di una persona che altrimenti stimavo per il suo impegno in politica.
Dopo quasi cinque anni ripubblico quel post. La guarigione insperabile dalla psicosi maniaco-depressiva fa parte della mia storia ormai.
Sono incredibilmente grato a tre persone, tre persone che hanno svolto in maniera impeccabile il loro compito ognuno secondo le loro competenze che, credetemi, sono enormi rispetto al livello di chi svolge questo lavoro difficilissimo.
A questi tre psichiatri voglio regalare tre fiori simbolicamente.
Il primo è un girasole per chi nell'ormai lontano novembre 2000 fece la diagnosi corretta e mi indirizzò verso la collega che avrebbe dovuto curarmi;
Il secondo fiore è un tulipano rosso per chi per quasi nove anni mi ha curato con l'amore e la maestria che sole possono debellare la malattia;
Il terzo ....... è una rosa.
"Chi ha soldi e cultura può scegliere e si rivolge sempre più spesso al mondo degli psicoterapeuti: chi non ha soldi e/o non ha letto molti libri è costretto naturalmente, invece, ad accontentarsi dei farmaci"
OVVERO
HO AVUTO UNA FORTUNA BESTIALE ?
La frase di apertura è di Luigi Cancrini e ha fatto questa generalizzazione sull' Unità di lunedì scorso. Il resto è farina del mio sacco, frutto di una esperienza di malattia mentale (che avrei evitato molto volentieri) e di una cura che mi è stata fornita in una struttura pubblica (un' Azienda Ospedaliera) dove c'è una psichiatra che pratica la psicoterapia a chi è affetto da psicosi. Dunque io, non avendo letto molti libri (sull' argomento psichiatria, s' intende!) e non avendo molti soldi, sono stato curato con la psicoterapia in una struttura pubblica (euro 19,36 a seduta). Lo giuro, mi è successo davvero. Non sono pazzo ! (lo ero), Anche se la mia storia, la storia del medico che mi ha curato e, diciamolo forte, la storia di tanti altri medici che non si fanno intimidire dalle Istituzioni, per la televisione e i giornali a diffusione maggiore, è come se non esistesse, un particolare "irrilevante" in un mondo che si vuole continuare a vedere tutto sbagliato. Ma per chi viene curato la cosa non è affatto irrilevante. Non è terrorismo anche questo tipo di disinformazione? Non è che i soldi e la cultura e la fortuna non c' entrano un cazzo ma semplicemente ti capita di trovare qualcuno che fa e sa fare il suo mestiere e non teme di confrontarsi con le strutture pubbliche ? No, perchè a me questa cosa ha cambiato la vita. Fate un pò voi.
Pubblico il testo di una bellissima canzone popolare toscana inventata nel Casentino alla fine dell'ottocento.
Italia bella, mostrati gentile
e i figli tuoi non li abbandonare,
sennò ne vanno tutti ni' Brasile
e 'un si rìcordon più di ritornare
Ancor qua ci sarebbe da lavorà,
senza stà in America a emigrà.
Il secolo presente qui ci lascia,
i' millenovecento s'avvicina;
la fame ci han dipinto sulla faccia
e per guarilla 'un c'è la medicina
Ogni po' noi si sente dire: e vo
là dov'è la raccolta del caffè.
Recitato
L'operaio non lavora
e la fame lo divora
e qui' braccianti
'un san come si fare a andare avanti.
Spererem ni' novecento,
finirà questo tormento,
ma questo è il guaio:
il peggio tocca sempre all'operaio.
Nun ci rimane più che preti e frati,
monìcche di convento e cappuccini,
e certi commercianti disperati
di tasse non conoscono i confini.
Verrà un dì che anche loro dovran partì
là dov'è la raccolta del caffè.
Ragazze che cercavano marito
vedan partire il loro fidanzato,
vedan partire il loro fidanzato
e loro restan qui co'i sor curato.
Verrà un dì che anche loro dovran partì
là dov'è la raccolta del caffè.
Le case restan tutte spigionate,
l'affittuari perdano l'affitto,
e i topi fanno lunghe passeggiate,
vivan tranquilli con tutti i diritti.
Verrà un dì che anche loro dovran partì
là dov'è la raccolta del caffè.
Anonimo (Casentino, fine ottocento)
LA RESPONSABILITA'
Ho letto recentemente un' etimologia della parola "responsabilità". Responsabilità, capacità di fornire risposte, da "responsum". Io avevo sempre letto responsabilità come un qualcosa che ti cade addosso e non come una capacità, un' abilità. Responsabilità come il contrario di impotenza ? Prendersi delle responsabilità, avere la responsabilità di, alla luce della ricerca di questo significato diverso di "essere in grado di fornire risposte", mi sembrano un uso improprio della parola responsabilità. Una condotta responsabile, allora, non è tanto legata a un comportamento virtuoso, del tipo "è responsabile chi segue le leggi", ma è responsabile chi riesce a fornire risposte, cioè al limite chi le leggi le fa o contribuisce a farle. L' altra sera al dibattito "notturno" sul referendum, Giovanna Melandri, ha parlato della terza via fra stato etico e stato indifferente: lo stato che promuove, attraverso le sue leggi, la responsabilità nei cittadini. Mi sono reso conto che non parlare di questi referendum (o anche fare finta di parlarne per non parlarne ........) toglie ai cittadini un' occasione di riflettere e dibattere e trovare risposte su cose che vanno al di là ( e stanno prima) della semplice risposta ai quesiti referendari. Fra tutte una fondamentale: come vogliamo che siano le leggi dello stato di cui facciamo parte ? Domanda tremenda perchè pone un interrogativo che dovrebbe stare a monte delle scelte politiche. Sì, perchè alle elezioni si elegge (anche) il parlamento che detiene (anche) il potere legislativo. Durante le campagne elettorali dovremmo poter confrontare programmi, metodi, uomini e schieramenti. Ma se la campagna elettorale infinita di cui siamo prigionieri non si pone mai domande "difficili" come "come devono essere le nostre leggi?", su quali basi possiamo farci una opinione sensata su chi votare ? Alla fine penso che le volpi della politica, che non si esprimono sul voto dei referendum ma che si esprimeranno al momento opportuno dopo gli ultimi sondaggi, non accettano ingerenze del popolo italiano sull' attività legislativa del parlamento. Per questo non c'è dibattito vero sui referendum. Per questo i referendum devono fallire. Non si vuole solo ingraziarsi la chiesa con l' appello all' astenzione. Si vuole dire: quì le leggi le facciamo noi. Senza un criterio. Cioè arbitrariamente. Alla faccia della responsabilità dei cittadini. Anzi, quando i cittadini la risposta ce la avrebbero, si deve fare in modo che non la esprimano. Questo modo di esercitare il potere si chiama violenza, che forse è l' esatto contrario di responsabilità, perchè invece di dare una risposta a chi ho davanti risolvo il problema alla radice: lo tolgo di mezzo in un modo o in un altro.
Una cosa che ho pensato spiluzzicando qua e là sul web è questa: ma se il parlamento ha fatto una legge contro la clonazione che, a parole, vogliono far passare per una tutela dell' unicità della persona, perchè non si fa niente contro i replicanti ?
Sì, i replicanti, avete letto bene. Quelli di Blade Runner. Quelli che sembrano uomini da fuori ma che nascondono solo il vuoto interiore nel tentativo di rassomigliare agli umani.
Combattere la clonazione biologica mi pare un pretesto per distogliere l' attenzione dal fatto che proprio loro sono solo dei replicanti. E non si vede. O si vede ma ci vuole ........ Deckard
Confrontarsi con il tema dello spazio per la cura delle malattie mentali diviene una riflessione drammatica sul ruolo dell’ architettura nella malattia e di converso del ruolo della architettura nella cura.
Se l’ essere umano non è originariamente malato, diviene malato perché stabilisce rapporti che lo fanno ammalare. Lo psichiatra allora proporrà un rapporto teso a ricostruire una immagine interna sana. Ma se l’ architettura è anch’ essa un’ immagine del rapporto umano, l’ immagine architettonica può servire sia a far stare male che a guarire.
Non sono anche le nostre periferie un’ immagine che fa ammalare tese come sono al profitto, alla prevaricazione sociale, al proporre continuamente il brutto e la violenza nei rapporti umani ?
L’ architettura allora nel proporsi di essere spazio per la cura deve interrogare se stessa. L’ architetto deve diventare conscio della responsabilità e del coraggio di proporre un’ immagine migliore. Responsabilità che fa tremare per l’ immediato senso di inadeguatezza che può far nascere ma che invita al contempo l’ architetto a lasciare da parte considerazioni immediatamente funzionalistiche e razionali per proporre un’ immagine che ha dentro.
Non sono anche le nostre periferie un’ immagine che fa ammalare tese come sono al profitto, alla prevaricazione sociale, al proporre continuamente il brutto e la violenza nei rapporti umani ?
L’ architetto non sa come e dove ha perduto il contatto con la mente razionale, si è perso in qualcosa di simile al sonno e ha disegnato una serie di linee. Si è fidato del suo istinto e senza ulteriori censure ha verificato la rispondenza costruttiva delle linee. Ha proposto finalmente una immagine che prima non c’ era: il luogo per la cura. La città degli uomini.
Il mio sogno di ragazzino era diventare scrittore.
Poi sono accadute cose che mi hanno distolto da questo sogno.
Non so se questa è una cosa vera. Forse non sono accadute cose che mi hanno davvero distolto, forse quelle cose erano già accadute. Prima.
Infatti io non potrei dire quali sarebbero state queste cose che non mi hanno fatto diventare scrittore. Apparentemente sono sempre stato libero di scegliere. Apparentemente.
Un fatto certo è che le mie scelte non sono andate in quella direzione.
Salvo qualche rara volta in cui ho effettivamente provato a scrivere qualcosa, la mia vita si è mossa (io ho mosso la mia vita ?) in un’ altra direzione. Apparentemente.
Dopo la Maturità mi sono iscritto ad Architettura. Mi sembrava un modo per non scegliere. Come lo era stata anche la scelta di fare il Liceo Scientifico dopo le medie.
Già a tredici anni sapevo cosa volevo fare e non avevo il coraggio di scegliere la mia strada?
Ora so con certezza che non sono diventato uno scrittore, che pure era il mio sogno di ragazzino.
Lo scorso novembre ho iniziato a scrivere su un Forum.
Le discussioni sono diventate appassionanti: ho fatto domande, provato a formulare delle risposte, ho imparato molte cose.
Alla fine i contenuti del Forum sono diventati una parte di una pubblicazione.
In qualche modo ho contributo anch’ io: posso dire che anche io ho scritto questo nuovo libro.
E’ accaduto senza che lo volessi coscientemente ma, in qualche modo che non so, il mio sogno di ragazzino si è realizzato.
Se volessi provare a trarre delle conclusioni da quanto è accaduto non posso pensare che al fatto che l’ inconsapevolezza mi ha fatto diventare uno scrittore.
Lo so che per essere uno scrittore non basta scrivere una piccola parte di in un libro ma questa piccola cosa assume un significato più ampio su ciò che volevo essere e su quello che sono poi diventato.
Forse quello che è accaduto è ancora più bello perché l’ opera è nata da un rapporto consapevole (consapevolmente ho letto nel Forum gli scritti degli altri, consapevolmente ho scritto i miei messaggi sul Forum) dal quale è nato qualcosa di nuovo che non è stato ricercato dall’ inizio con consapevolezza.
La cosa che è nata da questo rapporto è diventata la parte di un libro. Tutto questo non può bastare a dire che io sono uno scrittore ma basta sicuramente, perché è vero, a dire che io ho scritto, insieme a tanti altri, un libro.
Questa cosa mi sembra bella di per se. Mi sembra bella perché ora vedo come scrivere sia un’ attività creativa di qualcosa che nasce dal rapporto con gli altri.
Nessuno, nemmeno io, è uno scrittore se non scrive.
Posso dire che ho realizzato, anche se non volevo farlo coscientemente, il mio sogno di ragazzino. E la cosa è ancora più bella perché questa cosa è avvenuta a mia apparente insaputa e nella forma di un’ opera collettiva.
TEO-CON ?
Uno dei peggiori riflessi in Italia della rielezione di Bush è l' avere attribuito la sua vittoria alla religione. Questa lettura si è innestata sul dibattito intorno al riferimento ai valori cristiani non inseriti nella Costituzione della UE. Marcello Pera, Rocco Buttiglione, Ferdinando Adornato, Gianni Baget-Bozzo si sono allora lasciati andare ad affermazioni che si riassumono in questa idea aberrante: "Perdere il Cristianesimo come riferimento è compiere il medesimo errore fatto dai totalirismi: fare della società l' unico orizzonte del singolo". Mi pare che il tentativo di leggere la storia di Europa a proprio esclusivo comodo è evidente. O forse non era il trimonio "Dio, patria, famiglia" la base ideologica costitutiva del fascismo ? Accanto a questo si vuole fare passare il pensiero laico, globalmente inteso, come qualcosa che è espressione solo ed esclusivamente del vuoto interiore, bisognoso quindi di avere la religione, Dio come contenuto. Questo tipo di contorsionismo ideologico mi appare davvero preoccupante. Sarà perchè io mi sento ateo, ma penso di essere pieno di valori. Sarà perchè mi sento molto meno vuoto di quando avevo la fede. Ecco: è aberrante che la fede venga considerata un valore aggiunto, che si escluda a priori che un ateo possa avere un' anima. E invece è bello avere la fede ! In un Dio, in una ideologia, che ti faccia sentire diverso e migliore degli altri e che, magari, ti faccia combattere quelli che non ci credono in una bella guerra.
LAVORARE CON LENTEZZA
Ogni tanto mi succede che i film colpiscono giù duro e questo film è uno di quelli. Ho pensato che la tragedia di quei ragazzi ha gettato una ombra scura sulla generazione che è venuta dopo e che per lungo tempo mi aveva soffocato. Mi pare che le immagini più riuscite, e che fanno più male, sono quelle degli scontri con le forze dell' ordine. Mi sono chiesto quanto ci ha messo il fumo dei lacrimogeni a diradarsi nella mia vita e quando non ci sarà più e potrò tornare a vedere bene. Pensavo di esserne fuori e di avere il distacco sufficiente per non lasciarmi più coinvolgere da queste brutte storie. Ancora non è così.
YESTERDAY
Ieri è stata una giornata dove mi sono guardato indietro. Sono tornato nella città in cui ho fatto l' Università. Mi sono lasciato un pò andare ai ricordi. Mi sono accorto che quella città non l' ho mai conosciuta davvero, mi è sempre sfuggita. Ieri ho avuto la sensazione che sia proprio una città strana. Non ci avevo mai pensato prima: sì, una città strana. Ho camminato per le vie del centro e mi sono fatto tante domande sul passato. Questa città è la città di mia madre ed è anche la città dove sono nato io. Poi, non si sa perchè, quando avevo due anni i miei genitori se ne sono andati e si sono trasferiti in una città molto più piccola. In un altro mondo, lontano pochi chilometri nello spazio e, apparentemente, alcuni secoli indietro. Nel tempo. Io, molti anni dopo, ci ho fatto l' Università. Ho pensato che quella città non accetta rifiuti. Se dici di no una volta è per sempre. Mi sono chiesto se ci sono città che danno una seconda e una terza possibilità. Ho pensato che esistono e che quelle non sono città strane.
A grande richiesta vengono pubblicate le cose presenti nel blog Rodrigol non più attivo da qualche tempo.
Buona lettura
DA UNA CONVERSAZIONE DELL' ALTRO IERI CON UNA DONNA ARCHITETTO
l' estetica non può derivare da considerazioni biologiche. L' estetica
è sempre relativa alla realizzazione di un' immagine, ciò che è solo biologico
di per se non può realizzare nessuna immagine.
Le immagini vengono dalla conoscenza intesa come espressione delle relazioni
umane vissute.
Un girasole non è mai bello o brutto, un progetto di architettura è bello
se riesce a veicolare un' immagine bella; chi dice che un girasole è bello
a prescindere non riesce a vedere la bellezza delle immagini umane. Il punto di vista ecologico può e deve entrare a far parte dei materiali del progetto senza avere la pretesa di sostituirsi
in nessun modo alla ricerca sull' immagine che in quanto tale si nutre di
rapporti interumani. La tecnologia, la scienza, la storia, l' ecologia, in quanto "materiali del progetto" non possono, da sole creare nessuna immagine,
in quanto sono solo costruzioni razionali: con esse si fa al massimo
l' edilizia, l' ingegneria, mai architettura. L' elemento "biologico" deve
entrare a fare parte del progetto ma mai sostituirsi alla fantasia. E'
importante la realizzazione umana prima delle regole che siano dettate da un pc o
dall' andatamento del sole.